La vacanza francese

 

 

La vacanza francese

Frequentava la suola materna e già si esibiva volentieri.

Annalisa continuò a cantare, ballare, recitare anche quando

fu più grande. Aveva un maestro d’eccezione, suo padre, un attore

che faceva parte della filodrammatica locale dove sfoggiava

la sua arte drammatica.

Quando si trattò di scegliere cosa fare da grande, Annalisa

non pensò mai di costruirsi una carriera col teatro o col canto.

Queste cose se le riservava per i fine settimana, divertendosi un

mondo.

Finite le superiori cercò un lavoro qualsiasi che le permettesse

una certa autonomia. Si sarebbe iscritta volentieri all’università,

ma in casa non potevano sostenere la spesa: tasse, treno,

libri. Troppo oneroso.

La libreria dove lavorava era una miniera d’oro. Se volevi

leggere c’era solo l’imbarazzo della scelta! I libri erano stati

sempre una sua grande passione.

Sul treno che la portava in città, Annalisa stava chiacchierando

con Anna Rita, una coetanea che, come lei, faceva la pendolare:

«Ti trovi bene nella libreria dove lavori? Ormai sono

alcuni anni che sei lì» le chiedeva l’amica.

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«Sì, mi trovo bene. Il lavoro è interessante, ma impegnativo.

Non ho mai un minuto per me, spesso non ho tempo nemmeno

per il pranzo».

«Ma poi il progetto dell’università?»

«Non ho il tempo per studiare, tanto meno per frequentare

qualche corso che obbliga alla presenza».

Annalisa diventò pensierosa.

Anna Rita pensò che forse era stata, senza volerlo, una ficcanaso.

Poi Annalisa riprese, sospirando: «Per la verità, ho pensato a

qualche alternativa. Se non riesco ad andare all’università, imparerò

bene le lingue. Ho una buona conoscenza dell’inglese,

ne devo approfondire altre due, poi si vedrà».

Durante l’inverno Annalisa programmava sempre le sue vacanze

estive.

In casa la prendevano in giro, ma lei continuava imperterrita

le sue ricerche e puntualmente il mese di ferie lo trascorreva

all’estero.

Quell’anno la destinazione fu la Francia. Sarebbe stata a Muret,

un paesino vicino a Tolosa.

L’anno prima era stata a Ginevra, prima ancora ad Essex, nel

sud dell’Inghilterra.

Durante i suoi viaggi da pendolare, in treno, leggeva libri in

lingua o traduceva. La sera si guardava qualche film in inglese.

“Devo assolutamente padroneggiare almeno due o tre lingue

se voglio scrivere per qualche testata nazionale” pensava sempre

più spesso.

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Da tempo ormai il sabato e qualche volta anche la domenica,

Annalisa andava alla sede del giornale locale. Qui si decideva

quali articoli avrebbe scritto e quali erano le interviste da fare.

Aveva iniziato a scrivere per il giornale nei ritagli di tempo,

in sordina, poi la cosa le aveva preso la mano. Ora, dopo il lavoro

in libreria, trascorreva tutto il tempo che le restava, scrivendo

o andando in giro per il giornale.

Annalisa frequentò qualche ragazzo, ma le cose non andarono

mai a buon fine.

Poi ci fu Massimo. Innamorato di Annalisa, aveva una pazienza

infinita. Aveva capito quanto fosse importante per la ragazza

tutto quell’impegno al giornale.

Anche lui era spesso fuori per lavoro e il tempo per loro dovevano

rubarlo ai rispettivi impegni.

Massimo voleva veramente bene ad Annalisa. Sorrideva

sempre quando Annalisa si innervosiva per qualche intoppo,

qualche imprevisto: «Ecco, un’altra volta quell’incapace di

ispettore. Se la fa sotto ancor prima di uscire dall’ufficio! Se gli

chiedi di fare una dichiarazione si chiude come un riccio; con

lui non cavi mai un ragno dal buco».

«Non ti arrabbiare, sai come vanno queste cose. Pensa che la

settimana prossima sarai in Francia e potrai finalmente rilassarti

un po’».

«Sembra che ci sia lo sciopero dei treni proprio il giorno che

devo partire. Inizia bene questa vacanza!»

«Facciamo così: se confermano lo sciopero, ti porto io fino

al confine francese. Poi ti prendi il treno e arrivi a Tolosa» le

diceva Massimo.

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Un sorriso radioso e un bacio appassionato ricompensavano

il ragazzo del sacrificio per il viaggio fino in Francia. Il sacrificio

vero per Massimo era però un altro: rimanere un mese intero

senza Annalisa.

La vacanza francese fu un mese indimenticabile per Annalisa.

Conobbe persone meravigliose mentre il suo francese diventava

sempre più fluido.

Massimo le scrisse lettere appassionate e le telefonò spesso:

«Quando torni ho una proposta importante da farti»

«Anch’io ho un sacco di cose belle da raccontarti. Sai, riesco

anche a scrivere ogni giorno qualche pagina del mio libro. Me

lo sono portata dietro, poco convinta di proseguire nella stesura,

invece non riesco a fermarmi, l’ho quasi terminato!»

Al rientro da Tolosa, Massimo la portò a cena fuori.

«Mi vuoi sposare?» le chiese semplicemente, mentre Annalisa

finiva il suo dolce preferito.

Ancora prima delle parole, due occhi luminosi avevano già

risposto a Massimo.

«Sì, certo che ti sposo. Cosa aspettavi a chiedermelo?»

Massimo e Annalisa si sposarono quell’anno.

Non molto tempo dopo, Annalisa lasciò la libreria e cominciò

a lavorare, prima come freelancer, poi come giornalista, per

un’importante testata nazionale.

Adesso è uno dei reporter più quotati del giornale per cui lavora.

Al suo primo libro, diventato un best seller, ne sono seguiti

altri, tutti di particolare successo.